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Tutti parlano alla pancia e nessuno al cervello

Democrazia e Repubblica non sono la stessa cosa

Sono preoccupato. Molto preoccupato. Il sistema è scoppiato, non regge più. Se qualcuno di noi pensa che sia possibile uscire da questa grave situazione politica, avrei piacere di conoscere il suo pensiero. Nel ’94 la Magistratura abbattè il vecchio sistema politico fondato sui Partiti. Lo fece usando impropriamente gli strumenti del proprio potere democratico, ma non fu senza ragione: anche allora il sistema stava implodendo. Lo Stato era ingovernabile ed anche noi repubblicani abbiamo avuto le nostre responsabilità non ascoltando le voci dei pochi Pacciardiani che da molti anni lanciavano l’allarme. Esisteva un pericolo di “ dittatura della democrazia “ che può sembrare un ossimoro, ma in realtà non lo è. Come sostengo ormai da tempo, democrazia e repubblica non sono la stessa cosa. La repubblica è uno stato compiuto, praticamente utopico, della filosofia politica. La repubblica porta il cittadino all’autogoverno. E’ la forma-stato più vicina all’anarchia, senza portare con se tutti i cancri del libertarismo. Infatti le basi sono completamente diverse: la repubblica si basa sul Dovere, l’anarchia sul Diritto. Ma noi mazziniani sappiamo bene che il diritto è una conseguenza scontata e non fondante, della cultura del dovere. Fate caso ai “politici” di oggi: parlano tutti di diritti. Nessuno di doveri. Tutti parlano alla pancia e nessuno al cervello. E siamo nuovamente in una situazione di grave pericolo per la nostra fragile democrazia. Gli Italiani, popolo sotto tanti aspetti eccezionale, lo hanno capito. Ma non sanno fare di meglio che sperare nel Demiurgo. E’ vero che anche la tirannia è una forma di democrazia greca: il tiranno veniva nominato e dotato di pieni poteri per far fronte a situazioni di emergenza del sistema democratico. Finita l’emergenza il tiranno avrebbe dovuto tornare a fare il lavoro di prima e lasciare nuovamente spazio ai deliberati dell’Agorà. Il problema è che decideva lui quando dichiarare finita l’emergenza e siccome anche a quei tempi le poltrone piacevano tanto, generalmente il tiranno si trasformava in dittatore e tanti saluti a tutti. Non sarà col dare pieni poteri al demiurgo, che potremo salvare il sistema democratico. La nostra è una profonda crisi culturale che si ripercuote nella classe dirigente. Siamo abituati a premiare i più furbi, i più bugiardi, i più vagabondi. Gli intrallazzatori, gli affaristi, le trappole per polli che costellano il nostro panorama politico nazionale e locale. Carrara è un bell’esempio. Le vicende del Partito democratico una conferma. Il buon Letta, politico giovane, preparato, capace e pragmatico, verrà battuto da Veltroni, politico di antica scuola frattocchiana, ipocrita, demagogo, vuoto come una canna ed incapace come amministratore e come leader. Per chi non è d’accordo basta vedere i risultati della sua carriera: ha fallito dappertutto. E l’esempio lo hai anche a Carrara dove trovi l’apparato schierato con il sindaco e gli operatori economici con il Letta. Ma qualcuno pensa che l’unione fra ex dc e pci possa salvare il sistema? Qualcuno pensa che questa operazione possa fermare l’irresistibile marcia del grande demiurgo Berlusconi? Pura follia. Abbiamo solo una via di scampo che non sia una bella rivoluzione: adottare immediatamente tutte quelle riforme istituzionali che ci portino ad una seria riforma elettorale la quale consenta ai cittadini di scegliersi i propri rappresentanti, lasciando spazio a tutte le culture politiche esistenti. Come? Non mi entusiasma, ma la riforma migliore sarebbe un sistema simile a quello tedesco che consente l’identità politica obbligando ad una semplificazione degli schieramenti. Se il Parlamento vorrà evitare il proprio suicidio e quello della democrazia dovrà farlo subito, in modo condiviso superando gli scontri. Come ai tempi del CLN.
Altrimenti a breve avremo il demiurgo e poi ...

Roberto Fantoni (Segr. U.C.C. del Pri) - Carrara 11.10.07

Pubblicato il 11/10/2007 alle 13.13 nella rubrica Nota politica.

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