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Repubblicani Il P.R.I. di Carrara (MS)
Fecondazione
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2005


Sui referendum dal Pri quattro sì, nel rispetto della libertà di coscienza

Gli organi statutari del Partito repubblicano italiano hanno esaminato i quesiti referendari e hanno deciso di votare quattro sì al referendum sulla fecondazione assistita. Nello stesso tempo gli stessi organi hanno deliberato di lasciare del tutto liberi i membri del partito nelle loro scelte su questa materia. Il presidente e il segretario del partito hanno dichiarato che voteranno 4 sì al referendum. Il senatore Del Pennino è presidente del Comitato promotore per il sì. Tutto questo nella convinzione che i partiti ed i loro gruppi dirigenti debbano assumersi la responsabilità di far sapere con chiarezza come la pensano su temi di tale rilevanza e delicatezza. Altrettanto chiaro deve essere il rispetto che il Partito repubblicano prova nei confronti di chi vuole difendere la legge approvata dal Parlamento. Di fronte ad una materia così complessa, visti i risvolti morali e scientifici che essa comprende, l'astensione dal voto, come il voto contrario, sono pienamente legittimi. Per questa ragione la libertà di coscienza resta un punto fermo di tutti gli iscritti repubblicani, secondo il nostro costume politico più proprio. Così ci comportammo anche nel caso dell'aborto, sul quale singoli dirigenti del partito - l'onorevole Bogi, il senatore Compagna - manifestarono contrarietà.

Sappiamo bene che referendum di questo genere rappresentano uno snodo importante per il futuro ed il progresso del Paese, e il nostro punto di vista è nel caso finalizzato alla necessità che vengano rafforzate la ricerca scientifica, le possibilità terapeutiche, la libertà di scelta di cui ogni cittadino deve poter usufruire, soprattutto su questioni dirimenti per la sua stessa esistenza. Il compito dei repubblicani nella storia di questo Paese è quello di sostenere le cause del progresso e dell'evoluzione sociale, e tale compito intendiamo continuare a svolgere ancora a lungo.

Ci è poi chiaro che la questione referendaria va ben oltre alle attuali questioni politiche e supera di colpo la costruzione stessa degli schieramenti. La legge 40 del resto è di origine parlamentare, non impegna in alcun modo il governo, in cui le opinioni sono legittimamente differenziate, ed ha avuto ed ha tuttora il consenso di una parte rilevante dell'opposizione. Per questo riteniamo che la campagna referendaria debba svolgersi nella massima serenità e pacatezza, in modo da far capire fino in fondo ai cittadini italiani le ragioni che si confrontano, offrendo loro tutti gli strumenti necessari per compiere una scelta ponderata e matura.

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