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Repubblicani Il P.R.I. di Carrara (MS)
Mazzini, assurdo dimenticarlo
post pubblicato in Articoli, il 7 ottobre 2010
Giovani del Pri: Mazzini, assurdo dimenticarlo CARRARA.

«La figura di Giuseppe Mazzini ed il monumento a lui dedicato continuano ad essere bistrattati dalla nostra amministrazione cittadina»: lo sottolinea in una nota David Chiappuella, coordinatore regionale Fgr (Federazione giovanile repubblicana) Toscana. E così, aggiunge, dopo lo scampato progetto di sostituire il suo monumento in piazza Accademia con il Craxi di Cattelan, «La figura del patriota ligure rischia di venire nuovamente snobbata dalle istituzioni cittadine».

Il riferimento è all'annuncio dell'iniziativa promossa dall'assessorato alla cultura per anticipare le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia, un percorso illustrato dei monumenti della città, "significativi delle istanze e del sentire risorgimentale", e - osserva Chiappuella - «è stato assurdamente escluso quello dedicato a Giuseppe Mazzini».

Il percorso, che sarà presentato oggi alle 17 al Ridotto, includerà i monumenti a Maria Beatrice d'Este, a Giuseppe Garibaldi, a Pellegrino Rossi, Giuseppe Verdi, Antonio Fratti ed Angelo Pelliccia, «opere - è scritto - "la cui committenza ed esecuzione si traducono in raffigurazioni e simboli che nascono da aspirazioni politiche e sociali di un intero Paese", dimenticando completamente la statua di Mazzini e gli ideali di libertà che essa rappresenta.

Stupisce anche che la commemorazione abbia tralasciato il monumento al fondatore della Giovine Italia ed abbia invece incluso quello dedicato ad un'esponente della Restaurazione come la sovrana Maria Beatrice d'Este.

tratto  Il Tirreno
I Repubblicani Toscani si ritrovano a Lucca
post pubblicato in Commemorazioni, il 5 settembre 2010
Domenica 19 settembre i Repubblicani della Toscana celebrano a Lucca la data del XX Settembre.

La ricorrenza, che in questa città è stata festeggiata ininterrottamente dal 1949, prima per l’iniziativa dell’amico Alfredo Petretti, successivamente grazie agli “Amici del XX Settembre”, è la più appropriata per riaffermare i valori laici dello Stato.
Per i Repubblicani Toscani non si tratta, quindi, soltanto di onorare una data importante del Risorgimento Italiano, ma anche di rilanciare i valori e gli ideali fondanti della loro storia.



I Repubblicani della Toscana in memoria di Alfredo Petretti, che tracciò la via ai lucchesi per essere Italiani e cittadini del mondo nello stesso tempo, vogliono essere partecipi e protagonisti anche nel nuovo secolo nella consapevolezza che la Repubblica sognata deve ancora completarsi.

Il Programma della manifestazione è il seguente:

Ore 11.00: Ritrovo in Piazza XX Settembre
Ore 11.30: Inizio della Manifestazione
Ore 11.45: Posa della corona alla Statua di Mazzini
Ore 12.00: Interventi
Ore 13.00: Pranzo in un tipico locale del centro


La conferma della partecipazione e/o la prenotazione al ristorante deve essere inviata a:
Luca Santini (coordinatore regionale del P.R.I.): cell.333.2023977 e-mail: santini.luca@tin.it
Roberto Pizzi (segretario cittadino del P.R.I.): cell.339.7487729 e-mail: pizzi_roberto@fastwebnet.it
Mostra di statuine sacre
post pubblicato in Segreteria, il 5 agosto 2010
E’ apparso sulla cronaca del quotidiano “La Nazione” un intervento del Presidente della Circoscrizione di Carrara Centro su una mostra di statuine sacre. Viene interpretato, negli ambienti di critica politica, come una posizione dei repubblicani. Niente di più falso. E’ una posizione personale del Presidente che non coinvolge in alcun modo il Partito. E’, infatti, consolidata posizione repubblicana, rispettare le opinioni e le fedi di tutti. Sia in un senso che nell’altro. Questo è un abito mentale del repubblicano che porta i cretini a dire che i repubblicani sono dei voltagabbana o, addirittura, dei saltimbanchi. Perché nell’Italia di oggi, coloro i quali usano il cervello in modo autonomo non sono da ammirare ma, anzi, da denigrare. L’autonomia di pensiero, da una parte e dall’altra, è vista come un “peccato grave” e chi la pratica è un soggetto pericoloso da combattere. In Mazzini c’è: “Dio, Patria e Famiglia” e “Capitale e Lavoro nelle stesse mani”. Il pensiero repubblicano è onnicomprensivo e non può essere catalogato in alcun modo, da nessuno.

Inoltre è bene che, fin da ora, ci si rassegni al fatto che nel Congresso di autunno, si ricomporrà un unico soggetto politico repubblicano, collocato nella sua area culturale naturale: quella lib-dem. Un’area nella quale hanno cercato asilo figure politiche inquietanti, tipo la compagine dipietrista. Soggetti che della liberaldemocrazia non hanno la storia, la cultura, gli ideali. Finalmente finirà anche la moda di potersi chiamare repubblicani senza avere in tasca nemmeno la tessera del Circolo di Savrudin.

Pertanto i repubblicani considerano legittima la posizione del Presidente, come legittima è l’iniziativa delle madonnine. Non si possono fare i giubilei con business miliardari, mercatini di Lourdes, di Padre Pio e via discorrendo, senza pensare che, in uno stato libero e laico come “dovrebbe “ essere l’Italia, qualcuno ti possa anche prendere per le mele. E’ nel gioco, ed i primi a non scandalizzarsi sono proprio gli uomini del Vaticano. Un po’ come quando i vescovi si sentono in dovere di intervenire nella politica italiana, pontificando, invece di pensare ai gravissimi problemi di ordine morale e penale che attraversano la Chiesa.

Carrara - 05.08.2010 - Roberto Fantoni - Segretario Provinciale del Pri di Massa e Carrara
Manifestazione Nazionale del P.R.I a Carrara
post pubblicato in Commemorazioni, il 4 giugno 2010
Discorso del Segretario Regionale della Toscana, Luca Santini, alla Manifestazione Nazionale del P.R.I. a Carrara del 2 Giugno 2010



Care Amiche e Cari Amici,

non vi nascondo la mia emozione nel portarVi il saluto dei Repubblicani della Toscana, insieme alla soddisfazione di vedere in questa piazza segnata dalla storia nazionale tanti Repubblicani venuti dalle diverse regioni italiane per testimoniare le nostre idee ed i nostri valori.
Carrara in testa, ma la Toscana intera, ringraziano tutti i partecipanti per aver dato vita ad una manifestazione magnifica, animata soltanto da ideali e valori.
Il Partito Repubblicano e` sorto per questi ideali, e per questi valori vivra` sempre.
Ideali e valori che hanno distinto gli uomini che hanno scritto la storia italiana in tempi difficili, a partire da Giuseppe Mazzini, del quale oggi siamo qui a rivendicare e sostenere gli insegnamenti, poi tanti altri, non soltanto grandi personaggi, ma anche tanti altri sconosciuti alle cronache che pero´, per questi ideali e per questi valori sono andati deliberatamente incontro alla morte.
Noi di quegli eroi, egregio Cattelan, siamo fieri.
Quegli eroi, esimio Cattelan, sono di quelli che non tramonteranno mai; non hanno combattuto per degli interessi privati, e sono morti per la liberta` delle generazioni future, ed anche per la tua liberta`.
I nostri eroi sono e saranno sempre quelli: quelli che in un’italietta despota ed antidemocratica come quella dell’800 o come quella postuma, dittatoriale e fascista, a viso aperto e senza paura, fieri di cio` che facevano, hanno scelto di affrontare i processi, senza scappare, il più delle volte, conoscendo già prima, la sentenza finale; quelli che, condannati a morte, guardavano i loro aguzzini negli occhi ed a petto in fuori, prima di essere colpiti a morte, gridavano Viva l’Italia! , e poi Viva la Repubblica!
Cosi`, caro Zubbani, anche i Sindaci di oggi dovrebbero ricordare gli eroi del Risorgimento e gli uomini che hanno fatto l`Italia ed hanno combattuto per la liberta` e per la Democrazia.
Senza fare confusione, caro Sindaco, sapendo distinguere conoscendo la storia di ieri come quella di oggi.
Pero` ti ringraziamo lo stesso Sindaco di Carrara perche`, forse tuo malgrado, sei riuscito, proprio qui, in questa Citta` tanto cara ai Repubblicani, a riportare i seguaci di Mazzini in piazza, a farci rendere conto che “ci siamo ancora” .
Il Partito Repubblicano oggi ha un motivo in piu` per andare avanti, con nuovi programmi, nuove sfide, nuovi obiettivi e tanta passione come quella che anima questa Piazza.
Vi ringrazio tutti per questa stupenda Giornata, una giornata che, per me che ne sono il Coordinatore, vuole essere solo il primo giorno di un nuovo inizio del P.R.I. nella Regione Toscana.

A questo punto Vi porto il saluto dell’on. Giorgio La Malfa, e lo faro` leggendone un messaggio dato che per ragioni di Ufficio non ha potuto partecipare di persona alla manifestazione.


Roma, 28 maggio 2010

Caro Segretario,

ho appreso da una comunicazione di due giorni fa dagli uffici di segreteria del Partito della manifestazione del 2 giugno a Carrara. Non potrò essere presente a causa della concomitanza con i lavori dell’Assemblea parlamentare della Nato di cui sono membro che si svolgono in Lettonia, a Riga, dal 29 maggio al 3 giugno.

Di fronte alla gravità della situazione economica che minaccia di incidere pesantemente sulle condizioni degli italiani e soprattutto sulle prospettive di lavoro dei giovani il Partito ha il dovere di mettersi in moto per favorire la nascita di uno schieramento politico e di un programma di governo capaci di restituire speranza all’Italia in una prospettiva unitaria che si opponga alla frantumazione dell’unità nazionale alla quale stiamo assistendo. In questo senso il richiamo a Mazzini è sacrosanto.

Ti sarò molto grato se vorrai leggere agli amici convenuti questa mia lettera con il mio saluto più caldo e affettuoso

Tuo

Giorgio La Malfa

vedi articolo originale

Il TG1 su RAIUno ha dato cosi' resoconto della notizia ... clicca
Le foto della manifestazione del 2 Giugno
post pubblicato in Commemorazioni, il 3 giugno 2010
Manifestazione del 2 giugno 2010
post pubblicato in Commemorazioni, il 25 maggio 2010

2 Giugno 2010 - Festa della Repubblica a Carrara



PROGRAMMA:

ORE 16.00: RADUNO IN PIAZZA GRAMSCI - CARRARA

ORE 17.00: PARTENZA CORTEO - Piazza Gramsci, Via Verdi,
Piazza Mazzini, Via 7 Luglio, Piazza 2 giugno, Via M. D'Azeglio,
Via Roma, Via Verdi, Piazza Mazzini

ORE 17.30: ARRIVO CORTEO - Piazza Mazzini

Comizi fino alle 20 circa

Per ogni comunicazione relativa all'organizzazione potete fare riferimento a:

Gianluca Romoli della Segreteria Nazionale del Partito
Tel: 06/6833757-06/6865044

Al Responsabile del PRI della Regione Toscana Luca Santini
Tel: 333/2023977

Al Segretario Provinciale PRI di Massa e Carrara Roberto Fantoni
TEl: 335/6773017

Per le prenotazioni relative agli eventuali pernottamenti contattare la struttura convenzionata "Turimar - Ostello Internazionale"
Tel: 0585/243282 - Fax: 0585/869925

Camere da 6 posti letto

Pernottamento 23,00 euro
Bed&Breakfast 26,00 euro
Mezza Pensione 37,00 euro
Pensione Completa 45,00 euro

Nell'indire la manifestazione, il Segretario Provinciale di Massa e Carrara del Pri, Roberto Fantoni, ha emesso il seguente comunicato stampa:

Si comunica che mercoledi 2 giugno, in occasione dell’ Anniversario della Repubblica, il Partito Repubblicano Italiano organizza una manifestazione pubblica alla quale parteciperanno cittadini provenienti da tutta Italia. Il raduno è previsto in Piazza Gramsci per le ore 16. Da lì partirà un corteo che percorrerà via 7 Luglio, Piazza 2 Giugno, via D’Azeglio, via Roma per raggiungere Piazza Mazzini dove si svolgerà il comizio. L’intervento di presentazione della manifestazione sarà tenuto dal Segretario Provinciale del PRI Roberto Fantoni. Si succederanno gli oratori Stefano Covello, del PRI del Lazio, Luca Ferrini, Vicesegretario Nazionale e concluderà l’On. Francesco Nucara, Segretario Nazionale. L’On. Giorgio La Malfa ha un impegno istituzionale in Lettonia con le Nazioni Unite ed invierà un messaggio. Scopo della manifestazione è quello di festeggiare, in occasione della ricorrenza, il Padre della Patria: Giuseppe Mazzini.

Non è intendimento del PRI scadere nella polemica spicciola, scaturita dal tentativo di sostituire la statua di Mazzini con quella di Craxi. E’ importante, invece, ribadire con tutto il vigore possibile che gli Ideali sono intangibili. Nessuna provocazione su questi può essere ammessa. Anche orinare sull’Altare della Patria è una provocazione, ma colui il quale, malauguratamente, volesse metterla in atto, meriterebbe il massimo della pena che uno stato civile e democratico possa comminare.

I repubblicani condividono il messaggio che si voleva dare: non esistono più i Mazzini, apostoli della Politica nobile ed eletta, sostituiti da politicanti spregiudicati e cialtroni. Tuttavia sarebbe stato profondamente ingiusto, assumere a simbolo della politica corrotta, Bettino Craxi. Craxi è stato un uomo che ha saputo interpretare il suo tempo ed ha goduto di vastissima popolarità. E’ stato il protagonista di una stagione che ha dato, come frutti, l’odierna classe dirigente. I repubblicani lo hanno duramente combattuto ed avversato in vita, ma non ne hanno mai oltraggiato la memoria.

E sbagliano anche i politici che lo hanno definito un erede di Mazzini, dimostrando di non sapere nulla del Maestro. Gli eredi di Mazzini ai giorni nostri sono stati i Pacciardi, i La Malfa, gli Spadolini. Ed insieme a loro quegli italiani che continuano a sognare la Repubblica. Quella del 1849: la Repubblica Romana nella quale tutti gli uomini furono liberi, eguali e fratelli. Questo è il sogno, l’Ideale, l’Utopia repubblicana. E come si poteva pensare che, offendendo le ragioni di vita dei repubblicani, questi stessero zitti e lasciassero fare. Sicuramente si era messo nel conto. O meglio: si voleva che i repubblicani alzassero la testa per rendere la provocazione un mezzo ineguagliabile di comunicazione al fine di dare la massima pubblicità possibile all’evento in programma. E’ infantile, ora, lamentarsi. La provocazione c’è stata e la risposta repubblicana pure.

Si è voluto buttarla in politica. E la Politica ha risposto da par suo. Ora ci aspettiamo una grande biennale che faccia parlare di se per il livello culturale delle opere esposte. E’ questa la vera provocazione. 

clicca qui per leggere il discorso di Francesco Nucara alla manifestazione

Carrara, giù le mani da Giuseppe Mazzini
post pubblicato in Dir. Naz.le, il 17 maggio 2010
Il monumento all’apostolo dell’Unità d’Italia non si tocca
Una provocazione inaccettabile per i repubblicani




Il segretario del Pri Francesco Nucara farà tutto quello che è in suo potere per allertare le autorità nazionali, dal Capo dello Stato al ministro dei Beni culturali, per evitare che a Carrara venga spostato il monumento a Mazzini, come pure intende fare la giunta.

E siamo grati all’amico Fantoni, segretario cittadino del Pri di Carrara che si è subito speso contro questa iniziativa; così come ci hanno fatto piacere le dichiarazioni determinate dell’amico Mario di Napoli, presidente nazionale dell’Ami, che ha assicurato che "impediremo con ogni mezzo la realizzazione di un’offesa alla Storia d’Italia, alla tradizione democratica e repubblicana, al popolo di una città martire della Resistenza".

Sia ben chiaro che noi non prendiamo in considerazione nemmeno l’ipotesi di uno spostamento momentaneo del monumento di Mazzini a Carrara. Lo facciamo sapere alla giunta comunale e al sindaco Zubbani che, con tranquilla disinvoltura, pensa alla rimozione. Mazzini non è un soprammobile. E non vogliamo nemmeno occuparci della questione che concerne la mostra della Biennale o della statua che si vuole collocare al suo posto, dedicata all’onorevole Bettino Craxi; e altre stramberie piuttosto disgustose di cui pure si legge sui giornali. Facciano tutto quello vogliono, ma Mazzini non si tocca. E attenzione a mancargli di rispetto collocandogli accanto elementi impropri. Al comune di Carrara ci ripensino, cambino idea. La giunta è fatta di sprovveduti che non sanno a che cosa vanno incontro. I sentimenti mazziniani di Carrara sono inalienabili e non ci si scherza sopra. Si scordino di metterli in magazzino per una settimana. Oltretutto non potevano scegliere un momento peggiore per un’operazione tanto sconsiderata. A Carrara la giunta e il sindaco non si sono accorti che ricorre il centocinquantenario dell’Unità nazionale e che, per quanto si discuta di questa data e delle sue celebrazioni con un’infinita varietà di sensibilità e di argomenti, tutti sono concordi su una sola cosa: e cioè che Mazzini è da ritenere il padre della patria, che a lui si deve la lotta per l’idea stessa dell’unità nazionale. Perché Mazzini non era rassegnato alla politica del dato di fatto e aveva una visione capace di preconizzare quello che non c’era ancora. Di tutte le città d’Italia Carrara vanta le più consolidate tradizioni mazziniane, tanto che ci siamo chiesti se la giunta di sinistra, fatta da socialisti, ex comunisti e quant’altro, volesse cogliere il destro per compiere una qualche insolente provocazione. Abbiamo letto che il sindaco ride, gli assicuriamo fin da ora che gliene passerà la voglia. Evidentemente non ha ancora capito a cosa va incontro, ma se ne accorgerà presto. Noi discutiamo volentieri di tutto e in queste settimane questo giornale lo ha dimostrato. Ma i gesti vanno misurati con attenzione e non accettiamo provocazioni su Mazzini. 

vedi articolo originale
10 Marzo 1872
post pubblicato in Commemorazioni, il 10 marzo 2010
Cade oggi l'anniversario della morte di Giuseppe Mazzini in Pisa, avvenuta il 10 marzo del 1872, sotto il falso nome di George Brown, in casa della famiglia Rosselli. 
Onoriamo il grande patriota che dedico' tutta la sua vita alla causa dell'Italia unita e repubblicana.
Lavoriamo per la bellezza dell’idea e il suo trionfo
post pubblicato in Commemorazioni, il 1 marzo 2010
Randolfo Pacciardi e Eugenio Chiesa - L’intervento del segretario Nazionale del Pri a Carrara

"Repubblicanesimo e Massoneria. Chiesa e Pacciardi", Convegno a Carrara del 27 febbraio 2010. Il messaggio di Francesco Nucara.

di Francesco Nucara

Lo scritto che ho inteso produrre nell’aderire alla commemorazione dei due grandi repubblicani del novecento, Chiesa e Pacciardi, non ha alcuna pretesa di ricostruzione storica, bensì la volontà di descrivere le loro figure di mazziniani, repubblicani antifascisti e ambedue massoni.

Bisogna dire che il rapporto tra Massoneria e mazziniani, prima, e repubblicani, dopo, si perde nell’età risorgimentale e forse ancora prima, quando nel 1789 un gruppo di repubblicani (Mazzini ovviamente non era ancora nato) vengono trucidati sulla piazza di un paesino calabrese, Badolato, perché volevano "piantare" sulla piazza principale l’albero della libertà.

Non si trovano documenti che attestino l’adesione di Mazzini alla Massoneria ("Giuseppe Mazzini, uomo universale", 1972). L’apice del rapporto tra Mazzini e Massoneria lo ritroviamo in una lettera "Ai fratelli di Sicilia" del 1863 e in un documento-lettera "A Giuseppe Moriondo a Torino", luglio 1868. Mazzini sosteneva: "La Massoneria fu in passato una nobile e potente istituzione. Il suo primo concetto fu concetto d’emancipazione, di libertà, d’eguaglianza, fra gli uomini, fratelli tutti sotto la legge di Dio"; ma il Maestro, nella sua valutazione, non risparmia certo critiche arrivando ad affermare: "... Abbandonato il primitivo concetto, diventò società senza scopo sociale; accettò nel proprio seno uomini di dottrine contraddittorie; fece suoi capi principi e satelliti di principi; si appagò di vuote forme, senza vera vita, di simboli che non rappresentavano più un’idea … e la Massoneria scadde dalla mente degli uomini, come scadde il papato, come scadde la Monarchia …".

Il senso critico di Mazzini non inficiò peraltro l’adesione alla Massoneria di molti ferventi mazziniani, anche perché nel Risorgimento mazziniani e massoni avevano un’unica unione di intenti: l’Unità d’Italia.

D’altra parte è vero che in molte regioni d’Italia il repubblicanesimo s’intreccia fortemente con la Massoneria.

Mi si consenta un ricordo personale. A Napoli un giovane studente di medicina, Francesco Antonio Leuzzi, si appassionò alle lezioni di Giovanni Bovio che insegnava giurisprudenza. Egli seguiva con grande interesse quelle lezioni che nulla avevano a che vedere con la sua formazione professionale. Seguì Bovio con tale entusiasmo e convinzione che divenne massone anch’egli e si adoperò per fondare, all’inizio del ‘900, il Partito Repubblicano in Calabria. E’ superfluo dire che le sezioni repubblicane erano intitolate a massoni e i congressi si svolgevano in date simboliche come il 1° congresso del PRI calabrese, che doveva svolgersi nell’anniversario del ferimento di Garibaldi in Aspromonte. E massone divenne il liceale Gaetano Sardiello, poi deputato repubblicano alla Costituente. Francesco Antonio Leuzzi, con due cattedre universitarie, Bologna e Napoli, fu tra i 12 professori che per non giurare fedeltà al fascismo dovettero abbandonare l’insegnamento.

Dunque massoni erano i personaggi che oggi ricordiamo insieme: voi fratelli massoni e noi repubblicani, perché in essi è racchiusa la storia che ha attraversato i campi delle vicende risorgimentali.

All’apparenza, ma solo all’apparenza, i caratteri dei due personaggi Chiesa e Pacciardi sembrerebbero agli antipodi.

Il ragioniere Eugenio Chiesa che, nato a Milano nel 1863, approda a Carrara e nel 1904 diviene deputato della circoscrizione di Massa e Carrara, e l’avvocato Pacciardi di Grosseto, che falsifica i documenti per partecipare alla guerra del 1915-18 come volontario, sembrano essere distanti anni luce: metodico ragionatore sui numeri il primo, quanto focoso e impetuoso il secondo.

Eugenio Chiesa visse da parlamentare e da segretario repubblicano la nascita e lo svilupparsi del fenomeno fascista, mentre Pacciardi visse da giovane antifascista cresciuto politicamente e professionalmente sotto la guida di un altro grande mazziniano: Giovanni Conti.

I nostri due eroi della democrazia hanno avuto, per i periodi bellici che li hanno visti coinvolti, più riconoscimenti dagli Stati stranieri che dall’Italia.

E in questo Paese dell’oblio nessuno ricorda più che Eugenio Chiesa fu, tra l’altro, il fondatore dell’Aeronautica Italiana, quando da Commissario di Governo (1917) diede avvio e impulso allo sviluppo dell’Aviazione. Egli partecipò a quel Governo a titolo personale e non divenne ministro per non prestare giuramento "nelle mani del re".

Pacciardi, figlio di un modesto ferroviere, nasce il 10 gennaio 1899 e pone termine alla sua vita il 24 aprile 1991.

L’antifascismo militante dei due era il vero prodotto dell’insieme. Eugenio Chiesa, dopo il delitto Matteotti, nel suo intervento alla Camera ebbe a dire: "Risponda il Capo del Governo! Risponda! Tace! E’ complice!". Meno di dieci parole per scatenare le ire del Duce e la sua volontà di farla finita con un irriducibile avversario.

Il primo avvertimento fu la distruzione della villa di Chiesa a Massa. L’epilogo il suo esilio prima in Svizzera e poi in Francia.

Chiesa si interessava anche, e molto, della classe operaia e in particolare dei suoi "Cavatori di marmo", e la sua apparente mitezza non gli impediva di esercitarsi in duelli con i militari da lui accusati di corruzione o con fascisti ai quali era più che inviso. Nell’ultimo di questi duelli non gli furono fatali le ferite riportate, bensì l’aggravarsi di problemi cardiaci che lo assillavano da qualche tempo. E questi problemi porranno fine alla sua vita nel suo esilio di combattente e organizzatore all’estero della "Concentrazione Antifascista".

Sorte simile tocca a Randolfo Pacciardi quando, a piazza Venezia, sotto il balcone dal quale parlava Mussolini con un gruppo di reduci grida: "Viva l’Italia libera!". Di lì a poco anche Pacciardi lasciava l’Italia per il suo esilio svizzero e poi in Francia.

Lo ritroviamo nella guerra di Spagna contro i franchisti al comando del Battaglione Garibaldi, le cui gesta sono descritte nell’omonimo libro di Pacciardi di cui gelosamente custodisco copia. L’avventura spagnola, malgrado i successi militari del leone di Guadalajara, finisce abbastanza presto poiché Pacciardi si rifiuta di sparare sugli anarchici, anch’essi, ovviamente, antifranchisti, ma proprio perché anarchici poco inclini a sottostare agli ordini dei commissari politici comunisti. L’onestà cristallina di Pacciardi ebbe la meglio anche sulle infamie che i comunisti tentarono di gettare su una figura che onorava e avrebbe onorato l’Italia.

E non bisogna dimenticare i tanti repubblicani che avevano aderito al fascismo ed erano diventati feroci avversari dei repubblicani. Uno per tutti Italo Balbo, contro il quale Pacciardi combatté e vinse in tribunale.

Non sempre la storia repubblicana è stata limpida, e se noi quella storia vogliamo continuare, è bene stare attenti ai voltagabbana.

La vita era particolarmente difficile per i due esuli poiché il PRI, a differenza di altri partiti, PSI e PCI (Unione Sovietica) Popolari poi DC, (Vaticano), fu l’unico partito a non poter contare su appoggi di natura internazionale. Questo permise ai repubblicani di superare meglio la crisi esplosa negli "anni del consenso" quando, nel ‘39, Hitler e Stalin trovarono un’intesa.

Grazie ad una completa indipendenza da ogni condizionamento di carattere internazionale, i repubblicani poterono continuare ad essere i primi a raccogliere l’appello lanciato da Carlo Rosselli nell’estate del 1936: "Oggi in Ispagna, domani in Italia!".

Un tratto comune legava tra loro i due segretari repubblicani: non subire passivamente gli eventi, ergersi da protagonisti con le loro piccole forze. Ed è di un’attualità sconcertante quello che scrisse Chiesa ai repubblicani del Trentino nel 1926:

" ... Certo è opera quella che si richiede dal Partito lunga, paziente, senza glorie, né lusinghe, né premio; nella sua perseveranza, nella abnegazione di tutti sta la bellezza dell’idea e il suo trionfo. A questo lavoriamo.

Diamo aiuto al giornale che sta come l’asta di una bandiera, anche se sguernita oggi del suo drappo, pronta per svolgersi domani. Diamo aiuto alla direzione centrale del Partito perché essa si senta sorretta e confortata nella sua opera diuturna.

Diamo alle sezioni e alle federazioni i nostri tributi di devozione e di fraterno legame. Nessuno manchi al proprio dovere, a quello più umile come al più coraggioso che il Partito richieda e sia motto mazziniano vivo e profondamente sentito: ‘Uno per tutti e tutti per uno’ ...".


E per ultimo dal discorso di Pacciardi al Campidoglio il 16 giugno 1946 per l’inaugurazione della Repubblica:

"…Ebbene Garibaldi e Mazzini hanno dato all’Italia il gusto eterno della gloria. Ma non più della gloria mendace, delle guerre, delle conquiste, della potenza, degli imperi. La gloria bensì delle libere istituzioni civili, delle competizioni nell’arte e nella scienza, nei traffici e nel lavoro, nelle missioni e iniziative. Salutiamo in questa fede la lacera bandiera che risorge dai nostri spasimi e dai nostri lutti per portare nel mondo la gloria civile dell’Italia repubblicana.…"

Questo il breve ritratto di due massoni segretari, in epoche diverse, del Partito Repubblicano Italiano che, con le storie delle loro vite, amarono tutti noi e il nostro mal ridotto Paese.

vedi articolo originale
IX Febbraio 1849 - La Repubblica Romana
post pubblicato in Commemorazioni, il 8 febbraio 2010
Una battaglia repubblicana per la libertà - Il significato di una storia che non si è ancora esaurita

Il segretario nazionale del Partito Repubblicano Italiano Francesco Nucara è intervenuto domenica scorsa al Salone Comunale di Forlì in occasione della commemorazione della Repubblica Romana (IX Febbraio 1849). Pubblichiamo il testo del suo intervento.

Sono curiosi questi repubblicani che si riuniscono ogni 9 febbraio per ricordare una manciata di giorni di quasi due secoli fa. In fondo è stata breve la nostra epopea e molto controversa.

Mi ricordo di Togliatti quando ci definiva "i vinti della storia". Saremo anche vinti, ma indomiti. E un certo gusto a ricordare la Repubblica Romana lo assaporiamo meglio, da quando più nessuno ricorda l’Ottobre russo.

Le rivoluzioni sono sempre state capaci di sollevare grandi passioni, ma l’idea di una Repubblica, l’idea di giustizia, è una passione più profonda che richiede una riflessione più attenta e maggior tempo.

Parafrasando Mazzini: quello che è morto per gli altri partiti, è sonno per noi.

Ho avuto modo, recentemente, di contestare una visione repubblicana del professor Viroli, che mi pare sia forlivese, nel corso della presentazione di un libro di Luciana Sbarbati e Iperide Ippoliti, per il quale ho scritto la prefazione. Il professore in questione si mostra convinto che la nostra Costituzione sia il frutto delle battaglie mazziniane, e anche per questa ragione sia intoccabile. Ora, di sciocchezze ne ho sentite tante, ma questa è davvero grossa.

La nostra Costituzione, scritta a maggioranza da comunisti e democristiani, può mai essere ispirata da Mazzini che per costoro era come fumo negli occhi? E poi, perché dovrebbe essere intoccabile qualcosa che pure prevede un metodo di revisione? La verità è che un Partito repubblicano è continuato ad esistere dal dopoguerra a oggi e continuerà a esistere, proprio perché la Repubblica che è stata realizzata non era quella ispirata da Mazzini.

Basta vedere la condizione generale del paese per capire che non ci siamo. Troppe ingiustizie, troppe diseguaglianze sociali, troppe poche opportunità. Cominciando dal lavoro, su cui la Costituzione si fonda, per finire ai diritti di libertà, che sono il fondamento che avremmo voluto darle noi repubblicani. Ho passato quasi un anno a difendere, con pochi altri esponenti politici, il diritto di morire in pace per la povera Eluana Englaro.

Non è una battaglia di cui sono orgoglioso. In un paese libero, civile, il problema non si dovrebbe nemmeno porre. Ma questo è lo stato delle cose, e i repubblicani fanno le loro battaglie anche a costo di trovarsi isolati.

Viroli ha continuato a sostenere che i repubblicani sono "servi", con astuti sottintesi e con molto poco garbo, vista l’occasione in cui si svolgeva quella discussione.

Gli abbiamo spiegato che i repubblicani, quelli che non hanno bisogno di tessere per definirsi tali, al massimo sono stati schiavizzati da monarchie e dittature, ma hanno combattuto per il loro anelito di libertà e si sono liberati da quelle catene. I servi invece non si liberano mai da niente, perché godono nell’essere servi di qualcosa o di qualcuno. E, contrariamente a quanto affermato dall’illustre studioso, le leggi si rispettano se sono giuste, altrimenti ci si ribella, come hanno sempre fatto i repubblicani nella loro lunga storia. Da Mazzini ai giorni nostri, per noi è insopportabile anche la dittatura della maggioranza.

Poche settimane fa ho letto su "La Stampa" un articolo dello scrittore Maggiani, che non sapeva cosa fosse la Trafila garibaldina a Cesenatico. E si lamentava di come la sua fosse un’ignoranza comune. La ragione è semplice: la nostra storia del Risorgimento non è una storia condivisa. Basti pensare quante volte "La Voce Repubblicana" ha dovuto polemizzare con "La Padania" per difendere la memoria di Mameli. E la Lega tutto sommato almeno ricorda Cattaneo, quando nel paese c’è chi celebra Pio IX. Bisogna pur dire però che l’analfabetismo politico porta a una distorta interpretazione di Cattaneo.

La questione cattolica non si è risolta, e a volte il principio "libera Chiesa in libero Stato" sembra un’autentica mistificazione.

Lo Stato italiano a volte dà l’impressione di essere l’anticamera del Vaticano. Un Partito Repubblicano esiste, celebra le sue date storiche e i suoi eroi, proprio per far sapere che lo Stato italiano non è anticamera di nulla.

Non abbiamo la prerogativa di non commettere errori. Magari in buona fede, ne abbiamo commessi tanti. Il più grave io credo sia la divisione del partito, dopo che vi fu chi disse che un partito storico come il nostro non poteva più vivere in un sistema elettorale maggioritario. L’idea era di poter influenzare i partiti che, con forza maggiore della nostra, si preparavano a guidare la transizione della politica italiana e a diventarne protagonisti. Era un’illusione. Le forze maggiori non si fanno guidare e sono pure insofferenti alle critiche. Il Partito Repubblicano non diventerà mai una forza di maggioranza, e tuttavia, se si mettono da parte le diatribe, le ostilità interne, e si pensa al futuro, potremmo ottenere qualcosa di utile.

Qualcosa possiamo ancora dare al nostro Paese: siamo una riserva democratica, non una riserva indiana.

L’Apostolo dell’Unità d’Italia diceva: "E’ grande più che illudersi sulla patria, il dire: la patria è caduta e noi la faremo risorgere". Dobbiamo rafforzare la nostra identità politica e possiamo confrontarci con chiunque, senza preoccuparci di chi sono i nostri interlocutori. Sono consapevole che tanti pensano che l’attuale collocazione politica del Pri sia sbagliata.

Potrei ricordare quello che scherzosamente dico a un amico già leader delle contestazioni sessantottine: "Tu sei un comunista, io sono di sinistra".

Siamo in un mondo diverso rispetto all’Ottocento e anche al Novecento, e la cultura mazziniana si deve plasmare su questa realtà. E’ stata la battaglia storica di Ugo La Malfa: attualizzare alla società moderna il pensiero mazziniano.

Per esempio, se volessimo affrontare la questione giudiziaria – e sono soddisfatto che i rappresentanti repubblicani alla Camera abbiano votato a favore del legittimo impedimento – non potremmo affrontarla come negli anni Cinquanta, poiché quello che era e dovrebbe essere tuttora l’Ordine giudiziario si è trasformato in "potere giudiziario", di pari livello con il potere esecutivo e talvolta con quello legislativo. Per la verità, la questione giudiziaria nel nostro paese non si apre oggi, bensì con i governi precedenti: è una questione che ha interessato e fatto cadere, per ultimo, quello di Prodi.

La vecchia Costituzione, con tutti i suoi difetti, aveva un pregio: non ritenere la magistratura un potere, bensì un ordinamento. Il potere era nel Parlamento, che rappresentava la sovranità popolare. Su questo i repubblicani non hanno obiezioni, e questo spirito costituente va salvato. Invece è stato stravolto.

Troviamo singolare che la Costituzione non si possa toccare, quando è stato già modificato l’articolo sull’immunità parlamentare, senza parlare della completa revisione del Titolo V.

Eppure l’immunità parlamentare garantisce la sovranità popolare, consentendo di costituire il miglior governo possibile, senza il rischio che un magistrato metta un parlamentare sotto inchiesta. Noi certamente non difendiamo i corrotti, e ricordiamo sempre che nella storia della nostra Repubblica solo un deputato – un repubblicano – nel proclamare la propria innocenza chiese anche, ove il Parlamento lo avesse ritenuto opportuno, di essere arrestato, secondo la richiesta del pubblico ministero.

Trovo incredibile che nel Partito democratico ci sia scarsa sensibilità al riguardo, e si continui a urlare contro le leggi ad personam, quando invece è la democrazia repubblicana a essere minacciata.

Nel ‘93 un giudice disse di voler rivoltare l’Italia come un calzino, e ciò non è accettabile.

Serve un limite all’indagine giudiziaria. Perché è vero che esiste ancora corruzione nel paese, come esisteva ai tempi di Giolitti. Tuttavia l’attivismo della magistratura sembra a volte volerla strumentalizzare, e non combatterla.

Il popolo è in grado di giudicare da sé i suoi governanti, e di scegliersene di migliori e diversi, e lo ha dimostrato proprio nel ‘92 quando sconfisse il quadripartito e premiò parzialmente i repubblicani, che erano usciti dal governo un anno prima per cercare un nuovo equilibrio politico.

Non abbiamo fatto molti passi avanti da allora, e una forza come la nostra tende sempre a raggiungere un equilibrio politico migliore, senza l’input delle indagini giudiziarie.

E, se riterremo opportuno domani un nuovo equilibrio politico, questo avverrà sulla libera elaborazione e convinzione del popolo repubblicano. Lo stesso popolo che celebra da decenni il 9 febbraio.

All’onorevole Bersani daremmo volentieri una mano, da repubblicani convinti che l’opposizione non solo è utile ma è necessaria, se mira a dare un contributo riformatore con serietà, evitando di accompagnarsi a forze politiche e personaggi poco seri.

Un paese senza opposizione è un paese in agonia, ma un paese con un’opposizione di tipo terroristico è un paese morto.

Mazzini sosteneva: "Non è dato all’opposizione se non porre a nudo la sterilità, il decadimento, l’esaurimento di un principio. Al di là sta per essa il vuoto. E non s’innalza un edificio sul vuoto".

Se un giorno, vicino o lontano non importa, dovessimo intraprendere altre vie, cercheremo quelle a noi più confacenti, che non possono essere quelle dei trasformisti alla Fregoli.

Le nostre battaglie future dovranno essere prive di egoismi e obiettivi personali: dovremo pensare al bene comune, quand’anche esso non coincida con il nostro interesse particolare. Sono sempre più convinto del pensiero mazziniano: "Predicare, combattere, agire". 

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