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Repubblicani Il P.R.I. di Carrara (MS)
Nucara: "Il Pri resta col Pdl"
post pubblicato in Interviste, il 14 dicembre 2009
Tgcom ha intervistato il Segretario Nazionale del P.R.I.

Manovre al centro, congresso ed elezioni regionali. In questi giorni di movimenti di Palazzo, il Partito Repubblicano “resta dov’è, alleato con Berlusconi con cui abbiamo fatto un accordo e nelle cui liste siamo stati eletti”, dice al Tgcom il segretario Francesco Nucara. “Lo facciamo convinti perché siamo rimasti autonomi”. "Il fronte nazionale di Casini? Propaganda elettorale e Rutelli non convince".

Segretario, però non tutti la pensano come lei...
“Guardi, a parte Giorgio La Malfa che vorrebbe passare con Rutelli e una enclave nella zona di Ravenna che vuole stare col Pd, non ci sono ripensamenti sul territorio. Poi si vedrà al congresso. Noi pensiamo di restare alleati del Pdl”.

Quindi voi non rispondete alle sirene di Rutelli?
“No, anche perché quello che La Malfa non chiarisce è se il Pri si debba sciogliere dentro il partito di Rutelli o meno. Noi vogliamo restare autonomi, è la nostra storia. Se avessimo voluto sciogliere il partito lo avremmo fatto nel Pdl, il che ci sarebbe convenuto decisamente di più.

A proposito di rimescolamenti, come lo vede il “Fronte nazionale” di Casini?
“Secondo me è solo propaganda per le elezioni Regionali. Il problema di Casini è contrapporre un eventuale governo parlamentare alla possibilità di Berlusconi di giocare la carta delle elezioni anticipate, ma poi lo voglio vedere a governare con Di Pietro”.

Quindi alleati col Pdl senza mal di pancia? Nemmeno sui temi della laicità?
“Quel poco di laicità che c’è in Parlamento si trova nel Pdl, penso oltre a noi a Della Vedova o altri. Vede, la laicità è un valore dello spirito, dopo viene la politica. Non si può pensare che la Chiesa si faccia le leggi da sola, ci deve essere una mediazione. Le leggi devono valere per tutti e il Pri si darà da fare in Parlamento.

Cosa pensa delle dichiarazioni di Berlusconi a Bonn?
“Che un politico in una riunione del suo partito può dire quello che vuole. Non era una manifestazione ufficiale era una riunione di partito, il Ppe. Tocca ai suoi colleghi al limite criticare, non agli altri”. 

E dell'aggressione al premier in Piazza Duomo?
"Esprimo la mia più completa solidarietà politica e personale a Silvio Berlusconi per la vile aggressione di cui è stato vittima. "E' stato creato ad arte un clima infame che se non verrà fermato drasticamente, porterà ad ulteriori gravi episodi di violenza. Vi sono partiti irresponsabili che lo alimentano".

Torniamo al congresso, quando lo fate?
“Sicuramente dopo le Regionali. Quella sarà la sede per decidere dove andare. Noi abbiamo due deputati eletti col Pdl e due senatori col Pd. E’ giunto il momento di mettere al centro della nostra politica il progetto di creare una aggregazione liberaldemocratica che in Italia ancora non esiste”.

E come la mette col Pdl?
“Il mio sogno è che Berlusconi venga al congresso e dica di essere un liberal-democratico. Debbo mutuare da Ugo La Malfa: 'la politica si fa con atti cui seguono fatti. Senza questi ultimi sono solo chiacchiere'. Quello dell’aggregazione Liberaldemocratica deve essere innanzitutto una questione culturale, specialmente nel Mezzogiorno”.

Sergio Bolzoni
vedi articolo originale

Verso il congresso
post pubblicato in Nota politica, il 10 dicembre 2009
Il Pri ha una linea autonoma ribadita all’unanimità dall’ultimo Consiglio nazionale

di Francesco Nucara

Sono comparsi sulla scena repubblicani che, dopo anni di assoluto letargo politico e partitico, dimostrano improvvisamente un giovanilismo sorprendente. Ce ne compiacciamo.

Nel Pri si è aperta una partita importante per il futuro del partito.

Quando arriva l’ora del crepuscolo, le ombre dei nani si allungano e sembrano diventare gigantesche, ma sempre di nani si tratta. All’orizzonte i repubblicani hanno un congresso e sarà un congresso duro e finalmente chiarificatore per tutti i repubblicani. La storia del Pri è, ahimè, intrisa di bugie che autorevoli dirigenti hanno seminato lungo il percorso già accidentato della politica liberal-democratica. Come si evince dall’intervista rilasciata da Giorgio La Malfa a "Il Resto del Carlino" del 3 dicembre scorso, apprendiamo che Berlusconi "aveva la possibilità di esercitare una forte azione di stimolo nei confronti dell’economia del Paese ma non l’ha mai fatto". Un vero peccato che il nostro ministro nel 2005-2006 non abbia potuto far nulla, nemmeno dimettersi da ministro, visto che le cose andavano così male.

Eppure l’opportunità gli era stata data nell’ottobre del 2005, quando un altro membro repubblicano del governo aveva dato le proprie dimissioni.

E che dire del piano di Lisbona italiano, giudicato dalla Direzione generale competente di Bruxelles il peggiore tra quello dei 27 paesi dell’Unione? Certo non tutti hanno la possibilità di incontrarsi nei conventi con il governatore della Banca d’Italia, come non tutti pensano sia giusto rimproverare l’iniziativa di un giovane avvocato che intraprende un’azione legale per far pagare l’Ici al Vaticano.

E non tutti i dirigenti repubblicani hanno la possibilità di fruire gratuitamente dell’assistenza legale dello stesso giovane avvocato, in una lite civile dalla quale potrebbero scaturire ulteriori sviluppi.

Apprendiamo, sempre nella stessa intervista, e ne siamo felici, che le organizzazioni periferiche del Pri hanno piena autonomia nel decidere le alleanze elettorali.

Non basta essere laureati in legge per bene interpretare gli statuti.

Anche perché ad un’autonomia di Consociazioni provinciali e di Federazioni regionali corrisponde un’autonomia gerarchicamente superiore, che è quella della Direzione nazionale.

Ebbene, che gli amici repubblicani sappiano che il Pri deve avere una propria linea autonoma, quella già tracciata dal Convegno di Milano dell’ottobre 2007 e ribadita all’unanimità dall’ultimo Consiglio nazionale. Ed è anche bene che chi osteggia quella linea, sostenendo qualche mese dopo che la "spinta programmatica" del Pri era esaurita e bisognava che si ponesse fine ad una storia secolare per inseminare il Pdl della cultura repubblicana, illuminasse la "massa" dei suoi (in vero pochi) amici repubblicani sui suoi recenti orientamenti.

Abbiamo resistito e ci siamo rifiutati di consegnare le bandiere repubblicane al Pdl. Non siamo saliti sul palco del Pdl a Roma. Altri erano già saliti sullo stesso palco a Milano.

E’ nostro dovere usare il linguaggio della verità con i repubblicani.

E lo faremo: costi quel che costi.

P.s.: ricordiamo a dirigenti e parlamentari repubblicani che il Pri non ha cambiato sede e che, per inciso, nella graziosa via Parma, di rimarchevole (ai fini politici), esiste solo un discreto ristorante.

Roma, 7 dicembre 2009
vedi articolo originale

Manifesto P.R.I. anni '50
post pubblicato in Manifesti, il 22 luglio 2005

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permalink | inviato da il 22/7/2005 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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