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Repubblicani Il P.R.I. di Carrara (MS)
Per definirsi Repubblicani occorre essere iscritti al P.R.I.
post pubblicato in Nota politica, il 9 maggio 2011
Generalmente, quando qualche ex-repubblicano aderisce ad altre formazioni politiche, non commento mai. Fare parte, oggi, del P.R.I. richiede un coraggio, un'abnegazione ed un livello culturale che non sono proprio di tutti. Ma la menzogna mi da fastidio.

Quando il P.R.I. di Carrara era fortissimo, molti di quelli che si vantano di esserne stati dirigenti, erano solo delle comparse di serie B. Il colpo di stato del 94 li ha fatti promuovere. Ma rimangano solo comparse di serie B. Una serie B che, visto il livello della politica odierna, ha ritenuto poter diventare di serie A. Ed ha cominciato a vagare per i vari partiti in cerca di un posto al sole: dal PD all'Italia dei Valori. Ma non ha fatto i conti con il fatto che, senza ideali, gli uomini pensano solo al loro portafoglio. E la serie B è una categoria di furbacchioni ed affaristi di grande livello. Ed i nostri girovaghi hanno dato delle solenni musate.

Qualcuno sta tentando di rientrare nel P.R.I., ma il fatto che le chiavi le abbia il sottoscritto crea loro qualche problema. Altri ufficializzano la loro adesione ad altre formazioni politiche vantando una rappresentanza che non hanno. Così può accadere che si entri nell' IDV accampando un ruolo che non si ha più da tempo. E mai balla fu tanto grossa. Il Congresso Nazionale ha sancito che la diaspora Repubblicana è finita. Che non esiste destra sinistra e centro, ma area Liberaldemocratica. Che per definirsi Repubblicani, occorre essere iscritti al P.RI.

A titolo personale ognuno può fare ciò che vuole, ma è doveroso sapere che l'ultimo segretario regionale del MRE è stata la Prof.ssa Marcella Matelli, oggi membro del P.R.I.
Pertanto ponti d'oro a coloro che se ne vanno. Ma senza menzogne. Il P.R.I. ha fatto pulizia e sta rinascendo forte della propria storia e dei propri ideali. Ideali, non valori.....

Roberto Fantoni
- Segretario Prov.le del P.R.I.
Il bipartitismo è fallito
post pubblicato in Nota politica, il 31 marzo 2010
L’idea liberaldemocratica e l’unità dei repubblicani

di Francesco Nucara

Il risultato elettorale conferma ancora una volta che il PD è un partito appenninico, come dice Tremonti. La Puglia rappresenta un’anomalia, vista la forza e la determinazione con la quale Nichi Vendola ha messo all’angolo Massimo D’Alema.

Tutti i media esaltano il successo della Lega, cosa vera, ma bisogna ricordare che Berlusconi vince al sud, anche con numeri consistenti, e vince addirittura nel Lazio, dove, dopo il pasticcio della presentazione delle liste, tutti gli opinionisti davano per vincente la Bonino.

Se poi guardiamo al risultato delle provinciali e dei comuni, dobbiamo constatare che il berlusconismo è tutt’altro che finito, con buona pace di quanti pensavano e pensano (quando le aspirazioni si confondono con la realtà) che Berlusconi è ormai al tramonto. Non è così e bisogna prenderne atto.

Non siamo tra coloro che volevano, e forse vogliono ancora, lo scioglimento del PRI, prima nel PDL e ora in un partito carburante. Abbiamo criticato coloro che volevano "inseminare" di cultura repubblicana il PDS e abbiamo contrastato chi voleva replicare la stessa operazione con il PDL.

Queste elezioni hanno dimostrato che il bipartitismo è di là da venire, per problemi ovvi sia a destra che a sinistra. Il PD non solo non riesce a liberarsi dell’IDV, ma addirittura Di Pietro si propone come guida di tutta la sinistra e, in aggiunta, bisogna considerare il problema Vendola.

Nel centrodestra Berlusconi per vincere ha la necessità di tenere ben stretto il legame con la Lega, la quale non pensa minimamente di berlusconizzarsi.

Nel marasma politico in cui si trova l’Italia, l’UDC, con tutto il rispetto per l’amico Casini, più che un’operazione di prospettiva, attua una politica per cui sostanzialmente si allea con chi vince. Se ciò non è avvenuto, come in Puglia, è stato solamente perché non è riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati.

E a nulla vale il discorso della Lega, considerato che con la stessa l’UDC ha collaborato nel precedente governo Berlusconi per cinque anni, anche con la vicepresidenza del Consiglio.

I repubblicani possono interloquire con il partito di Casini, ma sarà ben difficile allearsi con un partito che candida l’on. Binetti a presidente dell’Umbria. Alla faccia dei temi repubblicani sulla laicità! I repubblicani conoscono benissimo la differenza tra abortismo e pedofilia: i clericali un po’ meno. Si va con pazienza e perseveranza verso il progetto liberaldemocratico europeo. Come diceva Eugenio Chiesa: "Certo è opera quella che si richiede dal partito lunga, paziente, senza glorie né lusinghe né premio; nella sua perseveranza, nella abnegazione di tutti sta la bellezza dell’idea e il suo trionfo. A questo lavoriamo." E a questo noi abbiamo lavorato in questi anni, portando il PRI in Consiglio dei Ministri dopo quindici anni ed eleggendo in un Consiglio regionale un candidato repubblicano con una lista repubblicana, anche se composita, ma con l’Edera bene in evidenza. Con buona pace degli uccelli di malaugurio che sostenevano che mai in Calabria avremmo superato lo sbarramento del 4%.

Aggiungiamo pure consiglieri comunali eletti a Lamezia Terme, a Gioia Tauro, a Frattamaggiore e in molti comuni minori.

Andiamo avanti senza timori e senza paure e soprattutto senza egoismi.

Riprendiamo il progetto liberaldemocratico di Milano, anche con chi all’epoca ha disdegnato la partecipazione. Sarebbe saggio e apprezzabile che chi non è d’accordo si rivolga, in via definitiva, al "mercato" politico italiano. Bisogna forse considerare degno di "attenzione" chi definisce "merce avariata" i tanti repubblicani che molto hanno lavorato per dare onore ai propri rappresentanti?

I nostri padri hanno resistito al fascismo e alla monarchia, noi possiamo ben resistere in una democrazia anomala quanto si vuole, ma pur sempre democrazia!

vedi articolo originale


Un buon 2010 per l’Edera
post pubblicato in Nota politica, il 1 gennaio 2010
Una liberaldemocrazia mazziniana nel nostro futuro

di Francesco Nucara

Come dice Roberto Beccantini, giornalista sportivo de "La Stampa", "sarà un anno di sentenze il 2010". Egli si riferisce ovviamente allo sport, ma quest’assunto possiamo tranquillamente trasferirlo alla politica.

E’ molto difficile per noi fare un bilancio politico-partitico dell’anno che si chiude.

Troppe sono le scorie che ci portiamo dietro dagli ultimi anni. Vorremmo che le nostre arterie intasate da anni di accumulo di placche di colesterolo improvvisamente si liberassero da queste ostruzioni e cominciassero a funzionare perfettamente. Non è così e non sarà così.

In questi due anni trascorsi siamo stati talvolta blanditi e insieme subito dopo accusati di tutto. Per dirla con Alan Dershowitz, il più noto avvocato penalista americano, a proposito degli ebrei nemici di Israele: "Queste sono accuse formulate su metafore, imputazioni basate su propaganda, processi guidati da fanatismo, colpe argomentate con la retorica, sentenze dettate dagli slogan".

Sono gli avversari repubblicani nel Partito Repubblicano Italiano che, a corto di argomenti logici sul posizionamento politico, tentano di ribaltare una situazione che loro stessi hanno contribuito a stabilizzare o almeno hanno tentato di farlo non più tardi di un anno fa. Se vogliamo con le nostre modeste forze contribuire a fermare la crisi della politica, bisogna farla finita con la prevalenza dei poteri forti, quelli che danno l’indirizzo politico-parlamentare al Paese senza mai pagare dazio sui tanti errori commessi.

Noi rimaniamo ancorati all’idea del primato della politica.

Questo vale anche per le liberalizzazioni, che non possono essere il viatico verso un mercatismo selvaggio, a discapito delle classi più deboli e con la fine delle pari opportunità per tutti.

Il futuro del PRI è nel progetto liberaldemocratico moderno e ne sentiremo parlare molto presto.

Naturalmente con il ruolo e la capacità che attiene ad ognuno di noi. C’è chi ha il piacere di dilettarsi in letture più o meno amene e chi invece sente il dovere di un lavoro fisico, a volte logorante, per far vivere una famiglia ereditata allo sfascio e con i figli che scappavano a destra e a manca anche per la paura, non del tutto mal riposta, che la casa stesse per crollare.

E’ difficile riprendere un cammino comune che abbia come obiettivo esclusivo l’interesse generale del repubblicanesimo: troppo rancore si è accumulato contro un gruppo dirigente che ha l’unico torto di aver salvato la barca dal naufragio certo. Tuttavia al rancore degli altri noi porgiamo una stretta di mano e la voglia di un confronto per decidere insieme il da farsi.

Come dice Mario Calabresi nel suo ultimo libro "La fortuna non esiste": "Non importa quante volte cadi. Quello che conta è la velocità con cui ti metti in piedi".

Noi ci rifiutiamo di arrenderci e di dileguarci in questo o quel partito e non intendiamo nemmeno fare la fine del giapponese che, finita la seconda guerra mondiale, continuava una sua personale guerra.

Intendiamo batterci e lottare per continuare una storia che non abbiamo iniziato noi ma che certamente non vogliamo chiudere noi. Il nostro compito-dovere è quello di dare ad altri la possibilità di continuarla, questa storia. Una storia che nasce con il Risorgimento e che qualcuno vorrebbe capovolgere. Non lo consentiremo e utilizzeremo tutte le nostre forze attualizzando alla società moderna il pensiero mazziniano, seguendo il percorso tracciato da Ugo La Malfa.

Scriveva Piero Calamandrei: "Dove finisce la santa fierezza che comanda di non piegar la schiena di fronte alle soperchierie, e dove comincia la bassa e petulante litigiosità che rifugge da ogni senso di sociale tolleranza e di comprensione umana? E’ questo uno dei più difficili problemi che ogni giorno tormentano la coscienza dell’avvocato…".

Ecco, noi siamo e saremo gli avvocati dell’idea repubblicana che va aggiornata anche o soprattutto con un ricambio generazionale; esso però non deve significare ricambio anagrafico, bensì freschezza delle idee e ostinazione a volerne affermare la bontà.

A noi interessa più la sorte del Partito che quella del Governo. Tuttavia la maggioranza parlamentare di cui tutt’oggi il PRI fa parte è piena di luci ed ombre. Attaccarla sull’economia ci sembra un errore fatale visto che l’Italia, pure in crisi, lo è meno degli altri paesi.

Sarebbe noioso citare qui tutti gli indici economici forniti dall’OCSE, da Moody’s, o dal FMI.

E’ nelle libertà civili e sulla laicità dello Stato che dobbiamo condurre le nostre battaglie parlamentari, anche votando contro la maggioranza, ma in quest’ultimo caso, probabilmente, anche contro alleati che qualcuno prefigura in un prossimo futuro e che comunque sarà il congresso di aprile a definire.

Quando si ha voglia di lottare per gli altri prima che per se stessi, quando le idee contano più di noi stessi, quando si è certi di stare dalla parte del giusto niente è impossibile.

Scriveva il principe di Metternich: "Ebbi a lottare contro il più grande dei soldati, giunsi a mettere d’accordo imperatori e re, uno czar, un sultano, un papa, principati e repubbliche, avviluppai e sciolsi venti intrighi di corte, ma nessuno mi diede maggiori fastidi al mondo d’un brigante d’Italiano, magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato. Il quale ha nome Giuseppe Mazzini".

Forse se avessimo in noi un po’ degli aggettivi sferzanti che Metternich attribuisce a Mazzini potremmo, ancora una volta, vincere la nostra battaglia per l’esistenza di un’idea secolare.

Buon 2010 ai nostri lettori, ai repubblicani con la tessera e a quelli senza. Buon anno all’Italia!

vedi articolo originale
Verso il congresso
post pubblicato in Nota politica, il 10 dicembre 2009
Il Pri ha una linea autonoma ribadita all’unanimità dall’ultimo Consiglio nazionale

di Francesco Nucara

Sono comparsi sulla scena repubblicani che, dopo anni di assoluto letargo politico e partitico, dimostrano improvvisamente un giovanilismo sorprendente. Ce ne compiacciamo.

Nel Pri si è aperta una partita importante per il futuro del partito.

Quando arriva l’ora del crepuscolo, le ombre dei nani si allungano e sembrano diventare gigantesche, ma sempre di nani si tratta. All’orizzonte i repubblicani hanno un congresso e sarà un congresso duro e finalmente chiarificatore per tutti i repubblicani. La storia del Pri è, ahimè, intrisa di bugie che autorevoli dirigenti hanno seminato lungo il percorso già accidentato della politica liberal-democratica. Come si evince dall’intervista rilasciata da Giorgio La Malfa a "Il Resto del Carlino" del 3 dicembre scorso, apprendiamo che Berlusconi "aveva la possibilità di esercitare una forte azione di stimolo nei confronti dell’economia del Paese ma non l’ha mai fatto". Un vero peccato che il nostro ministro nel 2005-2006 non abbia potuto far nulla, nemmeno dimettersi da ministro, visto che le cose andavano così male.

Eppure l’opportunità gli era stata data nell’ottobre del 2005, quando un altro membro repubblicano del governo aveva dato le proprie dimissioni.

E che dire del piano di Lisbona italiano, giudicato dalla Direzione generale competente di Bruxelles il peggiore tra quello dei 27 paesi dell’Unione? Certo non tutti hanno la possibilità di incontrarsi nei conventi con il governatore della Banca d’Italia, come non tutti pensano sia giusto rimproverare l’iniziativa di un giovane avvocato che intraprende un’azione legale per far pagare l’Ici al Vaticano.

E non tutti i dirigenti repubblicani hanno la possibilità di fruire gratuitamente dell’assistenza legale dello stesso giovane avvocato, in una lite civile dalla quale potrebbero scaturire ulteriori sviluppi.

Apprendiamo, sempre nella stessa intervista, e ne siamo felici, che le organizzazioni periferiche del Pri hanno piena autonomia nel decidere le alleanze elettorali.

Non basta essere laureati in legge per bene interpretare gli statuti.

Anche perché ad un’autonomia di Consociazioni provinciali e di Federazioni regionali corrisponde un’autonomia gerarchicamente superiore, che è quella della Direzione nazionale.

Ebbene, che gli amici repubblicani sappiano che il Pri deve avere una propria linea autonoma, quella già tracciata dal Convegno di Milano dell’ottobre 2007 e ribadita all’unanimità dall’ultimo Consiglio nazionale. Ed è anche bene che chi osteggia quella linea, sostenendo qualche mese dopo che la "spinta programmatica" del Pri era esaurita e bisognava che si ponesse fine ad una storia secolare per inseminare il Pdl della cultura repubblicana, illuminasse la "massa" dei suoi (in vero pochi) amici repubblicani sui suoi recenti orientamenti.

Abbiamo resistito e ci siamo rifiutati di consegnare le bandiere repubblicane al Pdl. Non siamo saliti sul palco del Pdl a Roma. Altri erano già saliti sullo stesso palco a Milano.

E’ nostro dovere usare il linguaggio della verità con i repubblicani.

E lo faremo: costi quel che costi.

P.s.: ricordiamo a dirigenti e parlamentari repubblicani che il Pri non ha cambiato sede e che, per inciso, nella graziosa via Parma, di rimarchevole (ai fini politici), esiste solo un discreto ristorante.

Roma, 7 dicembre 2009
vedi articolo originale

Governo da "rottamare"
post pubblicato in Nota politica, il 9 gennaio 2008
Pecoraro Scanio, Rosa Russo Iervolino, Bassolino e Prodi sono la dimostrazione del fallimento di una falsa politica 

E’ francamente difficile parlare di politica in questi giorni. Quantomeno è difficile parlarne seriamente. Sulla Vandea carrarese ho poco da dire: ho ricevuto un sacco di complimenti ed attestati di stima per la posizione del PRI sul porto di Marina di Carrara. La mia risposta è stata glaciale: dovevate darci tanti voti qualche mese fa. Sono fermamente convinto che il rilancio della Città passi per due punti: immediata riconversione del porto commerciale in porto turistico e cacciata dal nostro territorio delle multinazionali del carbonato di calcio. Dei riconoscimenti postumi non so proprio cosa farne. Lasciamoli ai morti. Inoltre mi sto occupando delle prossime elezioni provinciali e nel comune di Massa. E’ già stato difficile salvare l’Edera a Carrara, ma giocando in casa e dissanguando i voti di Nuova Repubblica, ci sono riuscito. Se il lavoro che sto facendo darà i suoi frutti, faremo liste autonome con l’Edera che appoggeranno candidati svincolati dai due grandi schieramenti, sia alle provinciali che alle comunali. Che Dioniso ci aiuti. Comunque prendo l’acchito dei riconoscimenti postumi per sviluppare alcune considerazioni: avete sentito la proposta di riforma elettorale di Franceschini? Vuole la Repubblica Presidenziale. Noi pacciardiani l’abbiamo proposta 45 anni fa. Ci è successo di tutto. Emarginazioni, persecuzioni politiche, accuse di fascismo e di golpismo e via dicendo. Oggi la propone un democristiano e nessuno batte ciglio. Benissimo. Il Segretario nazionale del Partito Democratico è un vecchio comunista, ma anche democristiano, che ai tempi del liceo sventolava il libretto di Mao, ma era anche Kennediano, e quindi favorevole all’intervento armato in Vietnam, voluto proprio da JFK. Franceschini, che è storicamente più a destra, è un democristiano, ma anche un repubblicano pacciardiano. D’altra parte voglio vedere in quale dei gruppi parlamentari europei andrà. Probabilmente verrà nell’ELDR. Ma Franceschini mi è simpatico. La Maria Rosaria no. In realtà è tutta una bufala colossale. Un triste gioco delle tre carte come piace tanto a Berlusconi. Si fa proporre alla vittima sacrificale la repubblica presidenziale, magari gollista, e si tratta il proporzionale corretto (al cognac, chinato o in ginocchioni?) con l’UDC. Una cosa è certa: noi non possiamo incidere e quindi è inutile stare a perdere tempo. Francamente sono deluso ed avvilito. La BBC sta mandando in onda immagini dell’Italia piene di spazzatura e di rivolte popolari. E’ questa l’Italia del Partito Democratico? Se la tengano. Non è la mia. E spero non sia di nessun repubblicano. In compenso la situazione economica è ben al di la di ogni possibile visione pessimistica. Molti sono alla fame. Ci sono famiglie che mangiano una volta al giorno ed anziani che vanno a rovistare di notte nei cassonetti della spazzatura. E non sono immigrati o disadattati: sono italiani. Anche se per il sottoscritto non farebbe nessuna differenza. Eppure la nostra classe dirigente fa finta di ignorare tutto questo. Ma non so ancora per quanto lo potrà fare. A Napoli stiamo vedendo sintomi preoccupanti di prodomi rivoluzionari. Camorra o non camorra. Ed i nostri governanti impiegano la maggior parte del loro tempo a discutere su formule bizantine di riforma elettorale, incomprensibili ai più, ma finalizzate alla conservazione del potere personale o di parte. Questa non è politica. E’ il declino della politica. E’ la morte della democrazia. Gli intellettuali di sinistra, di questa situazione, diranno che la colpa è del sistema. Ma il sistema sono loro, le loro auto di lusso, il loro elevato tenore di vita, la loro ipocrisia. Pecoraro Scanio, Rosa Russo Iervolino, Bassolino, Prodi. Effigi del fallimento di una politica falsa che ha allevato vagabondi ed incapaci, tutti ingrassati nella macelleria dell'economia pubblica. E qualche buffone post comunista elogia Ernesto Nathan. Sarebbe meglio che prima si sciacquasse la bocca.

Roberto Fantoni (Segr. U.C.C. del Pri) - Carrara 09.01.08



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permalink | inviato da Repubblicani il 9/1/2008 alle 18:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tutti parlano alla pancia e nessuno al cervello
post pubblicato in Nota politica, il 11 ottobre 2007
Democrazia e Repubblica non sono la stessa cosa

Sono preoccupato. Molto preoccupato. Il sistema è scoppiato, non regge più. Se qualcuno di noi pensa che sia possibile uscire da questa grave situazione politica, avrei piacere di conoscere il suo pensiero. Nel ’94 la Magistratura abbattè il vecchio sistema politico fondato sui Partiti. Lo fece usando impropriamente gli strumenti del proprio potere democratico, ma non fu senza ragione: anche allora il sistema stava implodendo. Lo Stato era ingovernabile ed anche noi repubblicani abbiamo avuto le nostre responsabilità non ascoltando le voci dei pochi Pacciardiani che da molti anni lanciavano l’allarme. Esisteva un pericolo di “ dittatura della democrazia “ che può sembrare un ossimoro, ma in realtà non lo è. Come sostengo ormai da tempo, democrazia e repubblica non sono la stessa cosa. La repubblica è uno stato compiuto, praticamente utopico, della filosofia politica. La repubblica porta il cittadino all’autogoverno. E’ la forma-stato più vicina all’anarchia, senza portare con se tutti i cancri del libertarismo. Infatti le basi sono completamente diverse: la repubblica si basa sul Dovere, l’anarchia sul Diritto. Ma noi mazziniani sappiamo bene che il diritto è una conseguenza scontata e non fondante, della cultura del dovere. Fate caso ai “politici” di oggi: parlano tutti di diritti. Nessuno di doveri. Tutti parlano alla pancia e nessuno al cervello. E siamo nuovamente in una situazione di grave pericolo per la nostra fragile democrazia. Gli Italiani, popolo sotto tanti aspetti eccezionale, lo hanno capito. Ma non sanno fare di meglio che sperare nel Demiurgo. E’ vero che anche la tirannia è una forma di democrazia greca: il tiranno veniva nominato e dotato di pieni poteri per far fronte a situazioni di emergenza del sistema democratico. Finita l’emergenza il tiranno avrebbe dovuto tornare a fare il lavoro di prima e lasciare nuovamente spazio ai deliberati dell’Agorà. Il problema è che decideva lui quando dichiarare finita l’emergenza e siccome anche a quei tempi le poltrone piacevano tanto, generalmente il tiranno si trasformava in dittatore e tanti saluti a tutti. Non sarà col dare pieni poteri al demiurgo, che potremo salvare il sistema democratico. La nostra è una profonda crisi culturale che si ripercuote nella classe dirigente. Siamo abituati a premiare i più furbi, i più bugiardi, i più vagabondi. Gli intrallazzatori, gli affaristi, le trappole per polli che costellano il nostro panorama politico nazionale e locale. Carrara è un bell’esempio. Le vicende del Partito democratico una conferma. Il buon Letta, politico giovane, preparato, capace e pragmatico, verrà battuto da Veltroni, politico di antica scuola frattocchiana, ipocrita, demagogo, vuoto come una canna ed incapace come amministratore e come leader. Per chi non è d’accordo basta vedere i risultati della sua carriera: ha fallito dappertutto. E l’esempio lo hai anche a Carrara dove trovi l’apparato schierato con il sindaco e gli operatori economici con il Letta. Ma qualcuno pensa che l’unione fra ex dc e pci possa salvare il sistema? Qualcuno pensa che questa operazione possa fermare l’irresistibile marcia del grande demiurgo Berlusconi? Pura follia. Abbiamo solo una via di scampo che non sia una bella rivoluzione: adottare immediatamente tutte quelle riforme istituzionali che ci portino ad una seria riforma elettorale la quale consenta ai cittadini di scegliersi i propri rappresentanti, lasciando spazio a tutte le culture politiche esistenti. Come? Non mi entusiasma, ma la riforma migliore sarebbe un sistema simile a quello tedesco che consente l’identità politica obbligando ad una semplificazione degli schieramenti. Se il Parlamento vorrà evitare il proprio suicidio e quello della democrazia dovrà farlo subito, in modo condiviso superando gli scontri. Come ai tempi del CLN.
Altrimenti a breve avremo il demiurgo e poi ...

Roberto Fantoni (Segr. U.C.C. del Pri) - Carrara 11.10.07


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permalink | inviato da Repubblicani il 11/10/2007 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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