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Repubblicani Il P.R.I. di Carrara (MS)
Aumenta la pattuglia Repubblicana in Parlamento
post pubblicato in Segreteria, il 24 febbraio 2012
Cari Amici, a seguito delle dimissioni dell'onorevole Luigi Nicolais è subentrato come primo dei non eletti alla Camera dei Deputati l'amico Giuseppe Ossorio che ha aderito alla componente Repubblicani-Azionisti del Gruppo Misto.

I Deputati ed i Senatori del Partito Repubblicano, quindi, diventano quattro: Francesco Nucara e Giuseppe Ossorio alla Camera dei Deputati, Antonio Del Pennino e Luciana Sbarbati al Senato.

Ho inviato gli auguri di buon lavoro al nuovo rappresentante del PRI in Parlamento a nome di tutti i Repubblicani della Toscana.

Cordiali saluti - Luca Santini- Segretario Regionale Toscano del P.R.I.
Ricomposta la diaspora repubblicana
post pubblicato in Segreteria, il 1 marzo 2011
Si comunica che è stato celebrato il 46° Congresso Nazionale del Partito Repubblicano Italiano. La mozione congressuale che ha preso l’85% dei voti, firmata da Antonio Del Pennino, Luciana Sbarbati, Riccardo Gallo, Corrado Saponaro e Oliviero Widmer Valbonesi, sancisce quanto già preannunciato:

” Oggi, di fronte al logoramento delle attuali coalizioni, la ricomposizione dell’unità tra i repubblicani è il primo passo verso la formazione di una più vasta area liberaldemocratica ispirata ai valori dell’ELDR.”

Con questo trova, finalmente, la conclusione il lungo lavoro per ricomporre la diaspora repubblicana. Tale lavoro ha visto, nei repubblicani di Carrara, i primi ad essersi impegnati con le elezioni amministrative del 2006. Naturalmente ora ci attende una fase transitoria, necessaria a rimettere in cammino la macchina organizzativa del Partito. A tale scopo può sorgere la legittima domanda da quale parte stiano i repubblicani. Sebbene l’obbiettivo sia la costituzione, in Italia, dell’area che fa storicamente riferimento all’ELDR, ma dovendo confrontarsi con due poli uguali, composti da accrocchi disomogenei di culture diverse e, spesso, inconciliabili, che si fronteggiano elettoralmente solo per la conquista del potere, ..

” il Congresso ritiene che, rispetto ai provvedimenti legislativi del Governo o di iniziativa parlamentare, i parlamentari del PRI debbano esprimere il proprio giudizio solo sulla base di un’attenta valutazione dei contenuti degli stessi, senza altro vincolo che non sia quello della congruità delle tesi programmatiche approvate dal Congresso stesso. Per quanto riguarda le future elezioni politiche, sia che esse si tengano alla naturale scadenza, sia che si svolgano a seguito di uno scioglimento anticipato delle Camere, il Congresso impegna i futuri organi dirigenti a garantire- ove possibile- la presenza di autonome liste dell’Edera e definire le eventuali alleanze senza scelte aprioristiche, sulla base di una verifica delle diverse impostazioni programmatiche e del riconoscimento della piena autonomia riservata agli eventuali eletti repubblicani”.

Questo, naturalmente, ufficializza la posizione politica del PRI a Carrara che a suo tempo, insieme agli amici di Democrazia Repubblicana e dei Repubblicani Europei oggi tornati nel PRI, dette origine alla lista civica i Repubblicani per Carrara. Pertanto la lista che vanta un Consigliere comunale a Carrara, è stata l’antesignana dei risultati congressuali ed oggi, per comune volontà degli attori, a tutti gli effetti rappresenta il PRI. Questo, naturalmente, a meno del fatto che gli amici non vogliano più essere repubblicani e fare scelte politiche differenti.

Ci auguriamo che tutti i repubblicani, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, riscoprano l’orgoglio di essere, insieme agli amici socialisti, un partito risorgimentale che non ha mai abbassato la propria bandiera nella sua lunga storia. E mentre guitti ex comunisti che fino a pochi anni fa non cantavano l’Inno Nazionale ma l’Internazionale socialista, e non amavano la bandiera tricolore, ma quella rossa con falce e martello, oggi, dietro pagamento di 250 mila euro commuovono gli italiani senza storia e senza memoria, noi repubblicani, quell’Inno lo abbiamo scritto e con il nostro sangue mescolato a quello dei socialisti, dei liberali e dei massoni, abbiamo tinto di rosso la bandiera italiana. I repubblicani di Carrara ringraziano i cittadini che, con il loro voto, hanno permesso al Partito Repubblicano di essere ancora rappresentato nel Consiglio Comunale carrarese e ringraziano anche gli amici di Massa i quali, alla luce dei risultati congressuali, stanno riorganizzando la presenza del Partito oltrefoce. I repubblicani, pur con le loro modeste forze, continueranno con maggior determinazione il loro impegno ultracentennale per una politica nobile fatta di rigore morale e senso dello stato.

Carrara 1 marzo 2011 -  Roberto Fantoni  - Segretario provinciale P.R.I. di Massa e Carrara
IX Febbraio 1849 - La Repubblica Romana
post pubblicato in Commemorazioni, il 8 febbraio 2010
Una battaglia repubblicana per la libertà - Il significato di una storia che non si è ancora esaurita

Il segretario nazionale del Partito Repubblicano Italiano Francesco Nucara è intervenuto domenica scorsa al Salone Comunale di Forlì in occasione della commemorazione della Repubblica Romana (IX Febbraio 1849). Pubblichiamo il testo del suo intervento.

Sono curiosi questi repubblicani che si riuniscono ogni 9 febbraio per ricordare una manciata di giorni di quasi due secoli fa. In fondo è stata breve la nostra epopea e molto controversa.

Mi ricordo di Togliatti quando ci definiva "i vinti della storia". Saremo anche vinti, ma indomiti. E un certo gusto a ricordare la Repubblica Romana lo assaporiamo meglio, da quando più nessuno ricorda l’Ottobre russo.

Le rivoluzioni sono sempre state capaci di sollevare grandi passioni, ma l’idea di una Repubblica, l’idea di giustizia, è una passione più profonda che richiede una riflessione più attenta e maggior tempo.

Parafrasando Mazzini: quello che è morto per gli altri partiti, è sonno per noi.

Ho avuto modo, recentemente, di contestare una visione repubblicana del professor Viroli, che mi pare sia forlivese, nel corso della presentazione di un libro di Luciana Sbarbati e Iperide Ippoliti, per il quale ho scritto la prefazione. Il professore in questione si mostra convinto che la nostra Costituzione sia il frutto delle battaglie mazziniane, e anche per questa ragione sia intoccabile. Ora, di sciocchezze ne ho sentite tante, ma questa è davvero grossa.

La nostra Costituzione, scritta a maggioranza da comunisti e democristiani, può mai essere ispirata da Mazzini che per costoro era come fumo negli occhi? E poi, perché dovrebbe essere intoccabile qualcosa che pure prevede un metodo di revisione? La verità è che un Partito repubblicano è continuato ad esistere dal dopoguerra a oggi e continuerà a esistere, proprio perché la Repubblica che è stata realizzata non era quella ispirata da Mazzini.

Basta vedere la condizione generale del paese per capire che non ci siamo. Troppe ingiustizie, troppe diseguaglianze sociali, troppe poche opportunità. Cominciando dal lavoro, su cui la Costituzione si fonda, per finire ai diritti di libertà, che sono il fondamento che avremmo voluto darle noi repubblicani. Ho passato quasi un anno a difendere, con pochi altri esponenti politici, il diritto di morire in pace per la povera Eluana Englaro.

Non è una battaglia di cui sono orgoglioso. In un paese libero, civile, il problema non si dovrebbe nemmeno porre. Ma questo è lo stato delle cose, e i repubblicani fanno le loro battaglie anche a costo di trovarsi isolati.

Viroli ha continuato a sostenere che i repubblicani sono "servi", con astuti sottintesi e con molto poco garbo, vista l’occasione in cui si svolgeva quella discussione.

Gli abbiamo spiegato che i repubblicani, quelli che non hanno bisogno di tessere per definirsi tali, al massimo sono stati schiavizzati da monarchie e dittature, ma hanno combattuto per il loro anelito di libertà e si sono liberati da quelle catene. I servi invece non si liberano mai da niente, perché godono nell’essere servi di qualcosa o di qualcuno. E, contrariamente a quanto affermato dall’illustre studioso, le leggi si rispettano se sono giuste, altrimenti ci si ribella, come hanno sempre fatto i repubblicani nella loro lunga storia. Da Mazzini ai giorni nostri, per noi è insopportabile anche la dittatura della maggioranza.

Poche settimane fa ho letto su "La Stampa" un articolo dello scrittore Maggiani, che non sapeva cosa fosse la Trafila garibaldina a Cesenatico. E si lamentava di come la sua fosse un’ignoranza comune. La ragione è semplice: la nostra storia del Risorgimento non è una storia condivisa. Basti pensare quante volte "La Voce Repubblicana" ha dovuto polemizzare con "La Padania" per difendere la memoria di Mameli. E la Lega tutto sommato almeno ricorda Cattaneo, quando nel paese c’è chi celebra Pio IX. Bisogna pur dire però che l’analfabetismo politico porta a una distorta interpretazione di Cattaneo.

La questione cattolica non si è risolta, e a volte il principio "libera Chiesa in libero Stato" sembra un’autentica mistificazione.

Lo Stato italiano a volte dà l’impressione di essere l’anticamera del Vaticano. Un Partito Repubblicano esiste, celebra le sue date storiche e i suoi eroi, proprio per far sapere che lo Stato italiano non è anticamera di nulla.

Non abbiamo la prerogativa di non commettere errori. Magari in buona fede, ne abbiamo commessi tanti. Il più grave io credo sia la divisione del partito, dopo che vi fu chi disse che un partito storico come il nostro non poteva più vivere in un sistema elettorale maggioritario. L’idea era di poter influenzare i partiti che, con forza maggiore della nostra, si preparavano a guidare la transizione della politica italiana e a diventarne protagonisti. Era un’illusione. Le forze maggiori non si fanno guidare e sono pure insofferenti alle critiche. Il Partito Repubblicano non diventerà mai una forza di maggioranza, e tuttavia, se si mettono da parte le diatribe, le ostilità interne, e si pensa al futuro, potremmo ottenere qualcosa di utile.

Qualcosa possiamo ancora dare al nostro Paese: siamo una riserva democratica, non una riserva indiana.

L’Apostolo dell’Unità d’Italia diceva: "E’ grande più che illudersi sulla patria, il dire: la patria è caduta e noi la faremo risorgere". Dobbiamo rafforzare la nostra identità politica e possiamo confrontarci con chiunque, senza preoccuparci di chi sono i nostri interlocutori. Sono consapevole che tanti pensano che l’attuale collocazione politica del Pri sia sbagliata.

Potrei ricordare quello che scherzosamente dico a un amico già leader delle contestazioni sessantottine: "Tu sei un comunista, io sono di sinistra".

Siamo in un mondo diverso rispetto all’Ottocento e anche al Novecento, e la cultura mazziniana si deve plasmare su questa realtà. E’ stata la battaglia storica di Ugo La Malfa: attualizzare alla società moderna il pensiero mazziniano.

Per esempio, se volessimo affrontare la questione giudiziaria – e sono soddisfatto che i rappresentanti repubblicani alla Camera abbiano votato a favore del legittimo impedimento – non potremmo affrontarla come negli anni Cinquanta, poiché quello che era e dovrebbe essere tuttora l’Ordine giudiziario si è trasformato in "potere giudiziario", di pari livello con il potere esecutivo e talvolta con quello legislativo. Per la verità, la questione giudiziaria nel nostro paese non si apre oggi, bensì con i governi precedenti: è una questione che ha interessato e fatto cadere, per ultimo, quello di Prodi.

La vecchia Costituzione, con tutti i suoi difetti, aveva un pregio: non ritenere la magistratura un potere, bensì un ordinamento. Il potere era nel Parlamento, che rappresentava la sovranità popolare. Su questo i repubblicani non hanno obiezioni, e questo spirito costituente va salvato. Invece è stato stravolto.

Troviamo singolare che la Costituzione non si possa toccare, quando è stato già modificato l’articolo sull’immunità parlamentare, senza parlare della completa revisione del Titolo V.

Eppure l’immunità parlamentare garantisce la sovranità popolare, consentendo di costituire il miglior governo possibile, senza il rischio che un magistrato metta un parlamentare sotto inchiesta. Noi certamente non difendiamo i corrotti, e ricordiamo sempre che nella storia della nostra Repubblica solo un deputato – un repubblicano – nel proclamare la propria innocenza chiese anche, ove il Parlamento lo avesse ritenuto opportuno, di essere arrestato, secondo la richiesta del pubblico ministero.

Trovo incredibile che nel Partito democratico ci sia scarsa sensibilità al riguardo, e si continui a urlare contro le leggi ad personam, quando invece è la democrazia repubblicana a essere minacciata.

Nel ‘93 un giudice disse di voler rivoltare l’Italia come un calzino, e ciò non è accettabile.

Serve un limite all’indagine giudiziaria. Perché è vero che esiste ancora corruzione nel paese, come esisteva ai tempi di Giolitti. Tuttavia l’attivismo della magistratura sembra a volte volerla strumentalizzare, e non combatterla.

Il popolo è in grado di giudicare da sé i suoi governanti, e di scegliersene di migliori e diversi, e lo ha dimostrato proprio nel ‘92 quando sconfisse il quadripartito e premiò parzialmente i repubblicani, che erano usciti dal governo un anno prima per cercare un nuovo equilibrio politico.

Non abbiamo fatto molti passi avanti da allora, e una forza come la nostra tende sempre a raggiungere un equilibrio politico migliore, senza l’input delle indagini giudiziarie.

E, se riterremo opportuno domani un nuovo equilibrio politico, questo avverrà sulla libera elaborazione e convinzione del popolo repubblicano. Lo stesso popolo che celebra da decenni il 9 febbraio.

All’onorevole Bersani daremmo volentieri una mano, da repubblicani convinti che l’opposizione non solo è utile ma è necessaria, se mira a dare un contributo riformatore con serietà, evitando di accompagnarsi a forze politiche e personaggi poco seri.

Un paese senza opposizione è un paese in agonia, ma un paese con un’opposizione di tipo terroristico è un paese morto.

Mazzini sosteneva: "Non è dato all’opposizione se non porre a nudo la sterilità, il decadimento, l’esaurimento di un principio. Al di là sta per essa il vuoto. E non s’innalza un edificio sul vuoto".

Se un giorno, vicino o lontano non importa, dovessimo intraprendere altre vie, cercheremo quelle a noi più confacenti, che non possono essere quelle dei trasformisti alla Fregoli.

Le nostre battaglie future dovranno essere prive di egoismi e obiettivi personali: dovremo pensare al bene comune, quand’anche esso non coincida con il nostro interesse particolare. Sono sempre più convinto del pensiero mazziniano: "Predicare, combattere, agire". 

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